Apprendista Architetto

Apprendista Architetto, Progetta le tue idee. Steve Martin, ill. Essi Kimpimäki, Editoriale Scienza, 2017
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“Gli architetti fanno un lavoro meraviglioso! Progettano case, scuole, uffici, fabbriche, cinema, hotel, biblioteche, stazioni dei Pompieri, parcheggi, stazioni dei treni…insomma, qualsiasi costruzione ti possa venire in mente, perfino fari e stadi! Un architetto deve sapere progettare edifici che siano utili, belli durevoli e sicuri .” S. Martin

Direttamente dal Bologna Children’s Book Fair di quest’anno vi presento un libro fresco di stampa. È un ‘corso di diploma per architetti in erba’, un libro didattico tutto da giocare. È suddiviso in argomenti, lunghi appena due pagine, e gli argomenti sono raggruppati sotto sezioni differenti: Imparare dai Migliori, Disegni e modelli, Matematica e costruzioni, Costruzioni, Edifici, Architettura specialistica. Il libro si conclude (o no?) con l’invito a giocare ancora costruendo il modellino di ponte contenuto nella copertina o rivedendo la linea del tempo dell’architettura o provando il gioco da tavolo ‘In cantiere’. I temi trattati sono interessanti e l’iter del libro dà una chiara idea della complessità del progetto architettonico. È pieno di informazioni e curiosità, di attività e strumenti. Pone attenzione sui singoli aspetti tecnici dell’Architettura (materiali, clima, misurazioni, planimetrie…e molto altro) ma inquadrandoli in una visione di sensibilità complessiva, prospettiva che ho apprezzato particolarmente perché convinta sostenitrice di un approccio didattico fluido e compenetrante. Ogni tema può essere a sua volta sviscerato e approfondito a seconda delle propri interessi. Funziona con i bambini per lo spiccato aspetto ludico ed è di considerevole ispirazione per noi adulti che facciamo progetti di didattica sull’arte.
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Perché leggere Apprendista Architetto?
- È un libro completamente interattivo, ricco di strumenti didattici, adesivi da utilizzare per visualizzare il proprio percorso per concludere il corso con successo e guadagnarsi l’attestato di apprendista architetto.
- Ogni capitolo presenta un tema differente che mette in luce un enunciato, degli esempi e un test ludico per sperimentare le scoperte fatte.
- Gli argomenti presi singolarmente potrebbero essere l’inizio di infiniti percorsi: dagli aspetti demo-antropologici, alle connessioni con movimenti artistici, alle analisi ambientali.
- Stimolante l’apparato grafico, la scansione ritmica di info e risposte, l’obiettivo sotteso da raggiungere completando le singole prove.
- Un libro allegro che alterna parole, immagini e numeri per una consultazione, anche non lineare, da fare in autonoma.
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    SCHOOL01

    Conoscete il progetto Shool01? E’ un laboratorio permanente di Arte guidato dall’artista Andrea Biavati che coinvolge gli alunni della scuola F. Dè Andrè a Roma, che si apre al territorio attraverso uno spazio reale e visitabile. Ce lo racconta il nostro #OspiteDAB di aprile Carlotta Monteverde, specializzata in Arte Contemporanea e collaboratrice della Takeawaygallery, che sostiene il progetto lavorando sulla comunicazione e sulla gestione delle aperture della scuolamuseo. School01 ci mostra una strada possibile fatta di partecipazione, inclusione, relazione, responsabilità, che parte dalla scuola e viaggia con l’Arte! Seguirlo vuol dire trovare ispirazione costante e fresca. E le opere di ragazzi e ragazze sono imperdibili.

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    Gli alunni della Fabrizio De André a Roma descrivono School01 come un «laboratorio di arte contemporanea sperimentale realizzato da noi per noi», con «un obiettivo preciso: creare una scuolamuseo a Monteverde aperta a tutti» di cui loro stessi sono «gli artefici». Questo è il proposito principale: ogni martedì e giovedì, durante l’orario delle lezioni, a coppie di due e per un solo quarto d’ora (così non saltano le materie e non si stancano), i ragazzi vengono coinvolti da Andrea Biavati – artista in residenza tra le aule e i corridoi del plesso – per eseguire opere, murales, e discutere i lavori che andranno ad arricchire i diversi ambienti.
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    Ma c’è molto di più: in tre anni hanno attivato numerose collaborazioni con realtà esterne, che sono diventate altrettanti progetti, come le giornate con Legambiente, la Ciclofficina o la Junior Street Art in via Ozanam con Monteverde Attiva. Hanno pianificato una Ciclabile Light – mai approvata dalla Giunta, ma che li ha affaccendati per oltre un semestre con campagne di sensibilizzazione nel quartiere. Hanno organizzato una vera e propria mostra in un negozio di cellulari, intitolata Brainphone, un’installazione di un centinaio di smartphone in ceramica, gestendo tanto la ricerca dello spazio che gli inviti che il vernissage. Negli ultimi sei mesi infine si sono impegnati in una promozione di carattere sociale, Siamo Manifesti, ideando e affiggendo quaranta poster progresso nel territorio e per Trastevere. Dunque il museo è sì il principale, ma non l’unico fronte su cui School01 agisce: lo studio della storia dell’arte, l’approccio al contemporaneo costituiscono la base di un progetto che insegna ai giovani dagli 11 ai 14 anni che credere in qualcosa e portarlo a termine, andare avanti con la propria idea, sono fatica e soddisfazione, e che l’errore e la “sconfitta” sono un momento di crescita, da cui non farsi spaventare.
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    La stessa attività per creare un polo artistico da donare al quartiere non si limita al “colorare dei muri”: ciascuna opera viene pensata, preparata, eseguita, comunicata, valorizzata e mantenuta. Quando Andrea ha messo piede per la prima volta nell’Istituto Comprensivo di via Fabiola e ha iniziato a lavorare al Wall Processo Elementare, ha rovesciato il proprio ruolo: non più un artista che impone la sua visione ai ragazzi, ma il contrario. Questo ha generato appartenenza, cura e coinvolgimento. E oggi ogni idea si discute coralmente, apportando ognuno un contributo fondamentale. Non solo. L’innovazione rispetto a modelli analoghi di didattica sperimentale consta nella complessità e nell’ampiezza delle applicazioni: oltre alla realizzazione delle opere, c’è uno studio approfondito dei materiali, grazie alla collaborazione di uno specialista del British Museum, tenuto a selezionare i più idonei; ogni Wall si documenta e si mette in rete (l’uso consapevole dei social network, delle dirette streaming, e dei canali di divulgazione è parte integrante delle attività quotidiane); si fa fundraising per acquistare i prodotti per i muri in cantiere; si restaurano i graffiti eseguiti dalle classi precedenti; si creano audio guide per rendere fruibili gli ambienti.
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    L’apertura al pubblico, alla cittadinanza, ogni ultimo sabato del mese è uno step ulteriore, che ha preso vita in modo strutturato da gennaio 2016. Già da settembre 2015 si poteva visitare la Scuola il martedì e il giovedì pomeriggio, ma l’estensione dell’orario al weekend e la predisposizione di un piano di comunicazione ha permesso anche ai non residenti di Monteverde di interessarsi all’iniziativa. Se lo scopo principale è quello di creare una rete di buone pratiche e di portare l’arte contemporanea tra i ragazzi in una zona “periferica”, è servito – e serve – ugualmente come strumento per verificare il proprio operato: sono infatti gli alunni le guide che coinvolgono i visitatori, sono loro a organizzare i gruppi e a accogliere gli artisti in esposizione temporanea. Quest’ultima è una novità: come ogni museo che si rispetti c’è anche la mostra di un pittore o uno scultore che viene alla De André ospite per un giorno a parlare del suo lavoro. Infine, l’apertura è un modo per raccogliere fondi per procurarsi vernici, colori e attrezzature: School01 è un programma durante le ore di lezione, che non esclude chi non può permettersi il doposcuola, non è a pagamento, dove l’autore non percepisce stipendio, e si finanzia attraverso piccoli gesti di dono.
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    Se si entra sul sito se ne leggono gli intenti. Scrive Biavati: «È un progetto di cittadinanza attiva teso a migliorare il proprio quartiere, è un progetto inclusivo dove nessuno rimane indietro, è un progetto che combatte la dispersione scolastica, è un progetto che sostiene l’integrazione degli alunni che provengono da altri paesi, è un progetto condiviso in rete per aprirsi e confrontarsi con altre realtà, ma soprattutto è un progetto di micro impresa che responsabilizza i ragazzi, e li abitua alle dinamiche lavorative che incontreranno dopo il percorso scolastico». A tre anni dall’avvio, l’invito al forum Pratiche di Resilienza organizzato dal Politecnico di Milano e tenutosi a febbraio 2017 è stato un momento per riflettere su quanto realizzato. Non potendo andare fisicamente in Lombardia, hanno prodotto un video intervistando docenti e Assessori nonché ponendosi domande tra di loro, che fa il punto sui risultati ottenuti, sugli sforzi e le cose da migliorare. E con alcuni stralci dal contributo termina il racconto di School01: «Abbiamo registrato […] una crescita totale, complessiva della nostra istituzione, nei singoli e come comunità scolastica […]coinvolgendo tutti gli alunni dell’Istituto dal primo all’ultimo. […] Avvicinare non solo gli studenti a una metodologia didattica […] anche gli adulti sono stati affascinati e catturati dall’idea di una scuolamuseo aperta al territorio e che coinvolge […] il quartiere nella sua interezza» (Fanny Greco, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo via Fabiola). «Quest’anno è cambiato l’atteggiamento delle persone che ruotano attorno alla scuola. È vissuta in modo più interessato. […] La libertà espressiva poi trasla anche nelle altre discipline. […] Le cose crescono man mano che si fanno ed è questo che rende tutti noi più nobili» (Rosa Calminici, Vicaria Istituto Comprensivo via Fabiola). «È diventato di più di una specie di scuola, è diventato il nostro ambiente» (Arianna, studentessa Scuola Media De André).

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      Spartiti colorati

      Musica e colore. Un tema che mi ha sempre interessato e affascinato. Fin da quando, preparando l’esame di Storia dell’Arte Contemporanea 2, mi imbattei nei carteggi della corrispondenza tra Kandjnski e Shoenberg. Con il tempo e nelle varie situazioni ho avuto opportunità di fare alcune sperimentazioni in merito. Oggi vi racconto due esperienze rivolte a una platea di bambini e bambine dai 3 ai 6 anni (fruttuosamente ripetibili anche con altre età), che presentano analogie metodologiche e di feedback, ma differenze di contesti, obiettivi e tempi. Non certo lavori conclusi, il tema meriterebbe ben altri spazi e approfondimenti, ma suggestioni musico-pittoriche, spunti per allegre contaminazioni.
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