Il catalogo Narrato #2

Continua la Pubblicazione del Lavoro delle insegnanti svolto in seguito alla mostra ‘Maestra, facciamo un’Arte?’. Qui per conoscere il progetto. Il contributo delle insegnanti Monica Benedetti e Gabriella Bandinelli ci mostrano un approccio alla sfera emotiva di bambini e bambine e un’analisi del ruolo di chi educa.
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ASCOLTARE I BAMBINI A SCUOLA di Monica Benedetti
La Scuole dell’ Infanzia è una scuola del Fare. Tutti gli apprendimenti passano attraverso l’esperienza diretta del bambino, presentata attraverso il gioco, libero o strutturato che sia. Osserviamo i bambini mentre giocano: sono concentratissimi in quello che stanno facendo, la loro attenzione è completamente focalizzata in quella attività, capita che non sentano chi li chiama, talvolta non sentono neppure l’urgenza dei propri bisogni fisiologici. Sono nel “qui ed ora”, il resto, tempo e spazio, non esiste. Non si accorgono neppure che qualcuno li sta osservando.
Difficilmente noi adulti riusciamo ad essere così “connessi” con noi stessi, neppure al massimo della nostra concentrazione. A volte, osservandoli nel gioco, sembrano rapiti, attori di un mondo parallelo di cui tu, da fuori, non puoi che cogliere piccoli stralci ed attribuirgli un significato necessariamente parziale.
Cosa riusciamo a comprendere, noi adulti, del loro viaggio, delle loro emozioni, dei loro pensieri, di quell’ abbozzo di idea del mondo che va formandosi in quell’alternarsi di momenti di interazione con il mondo esterno e momenti di viaggi ” in solitaria”? Personalmente ritengo che per ridurre il più possibile le nostre libere interpretazioni, l’unico modo possibile oltre all’ osservazione sia rivolgersi direttamente a loro, ed “intervistarli”, nel tentativo di poter utilizzare un canale comune, il linguaggio verbale, appunto, che possa aiutare noi adulti a comprendere, monitorare, sostenere, talvolta provare a modificare processi che ignoriamo.
Quando mi fermo a parlare con un bambino ( e “mi fermo” non è assolutamente usato in senso metaforico), percepisco immediatamente un desiderio di essere ascoltato. Siamo tutti, sempre, troppo di corsa, qualunque sia il lavoro che svolgiamo o la vita che conduciamo. Abbiamo disimparato, in tutta questa velocità che ci viene richiesta, che se chiediamo qualcosa a qualcuno dobbiamo poi essere nella condizione di poter ascoltare ciò che Lui ci risponde. Un bambino mette “a dura prova” la nostra capacità di ascolto: quando facciamo una domanda, inconsciamente abbiamo previsto un tempo, che a noi sembra ragionevolmente sufficiente, per la sua risposta, un tempo adulto, e invece no. Lui inizia il suo discorso guardandoti, poi fa una pausa, gira lo sguardo, nella sua mente ricerca quella parola che proprio non gli viene e ci mette in crisi, perché ci fa “perdere tempo” ( a volte la sua attenzione è catturata da quel piccolo ragnetto che si sta calando lungo il vetro della finestra…). Così, noi adulti ci lanciamo nella donchisciottesca impresa di suggerirgli noi l’ agognata parola, secondo la nostra esperienza di adulti, col nostro personale bagaglio culturale ed emotivo, per fare prima. Lui interrompe la sua ricerca, ti guarda come sospeso, ascolta il tuo suggerimento, che non è mai quello che stava faticosamente cercando, non è soddisfatto e così è costretto a tornare indietro, là dove il suo pensiero è stato interrotto, e chissà, forse la coda di quel pensiero è già volata via, andata per sempre….
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La creatività linguistica dei bambini è davvero sorprendente. Talvolta usano i termini in modo bizzarro e riescono con una sola parola a farci percepire in modo sincretico concetti molto elaborati, che noi adulti spiegheremmo con lunghi giri di parole, ma loro no, nel bel mezzo della frase , ZAC! Piazzano lì quell’ aggettivo, o coniano un nuovo avverbio, e in un momento spalancano una finestra nella tua mente e ti trasmettono significati che tu non sospettavi facessero già parte del loro bagaglio di apprendimento.
Se davvero vogliamo ascoltare un bambino, dobbiamo essere in grado di garantire le condizioni perché ci sia un emittente, un messaggio e un ricevente, cioè noi. I nostri occhi devono essere all’ altezza dei suoi. Il tempo deve essere dilatato, senza ansia, senza un “a priori”; il nostro animo deve essere aperto, disponibile all’ accoglienza, concentrato, senza aspettative, giudizi o pregiudizi. Dobbiamo essere anche pronti ad assumerci la responsabilità di cosa potremmo incontrare là dove ci condurrà, perché i bambini non decidono a priori, come noi adulti, il grado di confidenza che intendono darti, se tu chiedi, loro rispondono. Mano a mano che crescono, poi, avranno bisogno di potersi fidare, di sapere che qualunque cosa ci diranno sarà solo raccolta, e basta; con più siamo riusciti a comunicargli i nostri pensieri e le nostre emozione, con più ci affideranno i loro.
Non sempre per noi è possibile essere “capaci di ascolto”, ci sono giornate in cui, per cause contingenti o stati personali, non è possibile proporre un’ attività di questo tipo. Ma come spesso si dice sul tempo trascorso con i bambini, non è importante la Quantità, ma la Qualità con cui ci accingiamo all’ascolto.
Chiediamo così tante volte a loro di ascoltarci durante una giornata! Quasi che questa sia una prerogativa riservata solo a loro; li consideriamo dipendenti da noi adulti e li releghiamo in un ruolo subordinato, anche nell’apprendimento.
Ma questa non è la realtà, ed ascoltarli è un modo per riconoscerli nella loro identità, e ribadire il loro DIRITTO AD ESSERCI, qui ed ora, esattamente come sono.
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“IL LIBRO CHE SPIEGA COME FUNZIONA LA MOSTRA E L’ARTE”
(titolo scelto dai bambini)
Giunti alla fine del percorso di creazione, dopo che ognuno aveva realizzato le sue opere, ho intervistato individualmente i bambini e trascritto fedelmente le risposte, a proposito di: cosa è l’ Arte, che significa “fare una mostra”, perché secondo lui/lei abbiamo deciso di farne una, chi decide se un quadro è “bello o brutto”, se a lui/lei è mai capitato di fare un disegno “brutto”. Alla fine dell’ intervista, abbiamo lasciato scegliere ad ognuno due dei lavori realizzati che voleva fossero esposti alla mostra; questa opportunità di scelta ha riscosso un enorme entusiasmo, e mi ha dato la sensazione che li trasformasse in protagonisti attivi della nostra iniziativa.

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IL PUNTO DI VISTA DELLA MAESTRA di Fiorella Bandinelli
Mi chiamo Fiorella e sono sempre stata un’insegnante di scuola dell’infanzia.
Ho all’attivo una trentina d’anni di servizio nella scuola, continuo la mia attività professionale con entusiasmo e passione come un’insegnante “giovane da più tempo”.
Ho sempre creduto che la cosa più bella sia lavorare con le persone.
Con i bambini, quotidianamente, incontro la vita nei suoi vari aspetti e in tante variegate situazioni esistenziali.
Avere contatto diretto per tante ore al giorno con i bambini mi dà gioia e mi sento fortunata di avere tra le mani il futuro educativo delle generazioni.
Questa mia attività, se pur impegnativa e faticosa, mi offre gli stimoli e i significati che mi aiutano a tenere sempre alte le motivazioni intrinseche di cui ho costantemente bisogno per crescere e trovare il senso alla mia professionalità.
Per questo mi dedico alle relazioni e alle attività con i bambini con passione perché le ritengo degne di valore al di là del risultato che ne può derivare.
In questi anni ho camminato nella scuola e varie Riforme si sono succedute: cambiavano gli approcci, i modi di programmare e documentare, la terminologia specifica… ma un punto fermo è sempre stato il bambino col suo bagaglio umano e familiare e … “la mia idea di scuola”. Una scuola ideale fatta di relazioni e attività di testa, cuore e mani, miscelata da piacere (gioco) impegno (apprendimento) gratuità, solidarietà (cuore) e lavoro manuale che ogni giorno si confronta e media con la scuola reale.
Quest’anno, con i bambini, ci siamo divertiti a giocare apprendendo con l’arte.
Già il titolo del progetto nasce da una domanda spontanea di un bambino alla sua insegnante: “Maestra facciamo un’arte?”.
Per me questa è poesia e mi spalanca un mondo affascinante e misterioso fatto di creatività, meraviglia, gratuità e consapevolezza.
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Una mattina a scuola mi ero preparata una bella attività che prevedeva la preparazione da parte mia di pezzi di cartone riciclato. Così arrivai a scuola con una scatola e mi misi a tagliarla per preparare i pezzi. Molti scarti caddero sul tavolo. Erano strisce di varia grandezza e forma. Alcuni bambini che avevo intorno, senza che io ci facessi caso, presero gli scarti e con forbici, pennarelli e colla (materiale a loro disposizione) si misero al tavolino a giocare. Mi incuriosii, mi avvicinai e…. con mio stupore vidi che i bambini avevano creato uno zoo spettacolare!
Quegli scarti erano diventati giraffe, tigri, pappagalli, gatti…..
Ancora una volta ho avuto la conferma che ogni bambino è unico e irripetibile e porta con se un bagaglio di potenzialità originali.
Le idee creative dei bambini emergono in modi non lineari, vedendo connessioni e similitudini a cui non avevo mai fatto caso.
In più, attraverso la loro arte, i bambini avevano ribaltato quello che mi ero “costruita” per loro.
Ogni volta mi riportano a constatare che i principi canonici delle cose e del pensare con i bambini è sovesciato. Loro sentono con gli occhi, vedono con le mani, assaporano con il cuore e parlano in silenzio.
Ben volentieri mi sono sentita liberamente costretta a modificare quell’attività preparata, regolandola sulla spontaneità artistica e riflettendo successivamente con loro sull’esperienza.
Ho capito, ancora una volta, che la flessibilità nella programmazione è un atteggiamento utile e necessario (ma non facile) e ha bisogno di tanta umiltà per reimpostare le attività secondo i bisogni dei bambini.
La creatività artistica dei bambini per esprimersi ha bisogno di un ambiente incoraggiante e stimolante.
C’è bisogno, anche, di uno sguardo lungo e profondo per accorgersi, decodificare e riconoscere la ricchezza creativa che ogni bambino fa emergere nelle sue produzioni artistiche.
Sento che è importante creare le condizioni favorevoli perché tutto questo avvenga.
Condizioni che si concretizzano in atti come assecondare la spontaneità collegata al proprio modo di pensare, fornire un ambiente accogliente ma regolato, ascoltare senza dare soluzioni, avere a disposizione un ambiente plurimaterico in modo che ne possa fruire liberamente, avere il tempo per poter riflettere insieme sull’esperienza fatta.
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L’ esperienza con i bambini mi ha reso consapevole che non devo occupare spazi ma generare processi positivi.
Un momento edificante nello svolgimento del progetto è stata un’attività di gruppo sulle caratteristiche della comunicazione interpersonale.
Attraverso un gioco di gruppo i bambini hanno notato le diversità di ognuno.
Hanno detto che quando parliamo con gli amici ci facciamo dei regali: le parole! E hanno immaginato che la comunicazione è come una corda dove sono attaccate tante letterine/parole tenuta in mano ai due lati dalle persone che si parlano.
La corda viene lasciata da chi trasmette e tirata da chi riceve.
L’esperimento è stato fatto concretamente in classe in cerchio ed è stato veramente divertente ed efficace.
Sono emerse dai bambini alcune considerazioni: per parlarsi bisogna guardarsi, attivare i sensi, che la comunicazione è gratis, che la relazione comunicativa è un legame.
“Nel regalarci le parole abbiamo concretamente provato quanta distanza/vicinanza c’è fra me e te. Più avvicini la corda con le mie parole e più mi sei vicino”. ( Dall’ informativa della mostra).
Fondamentale l’importanza di stare e parlare in gruppo.
In gruppo si scatena la natura dinamica del pensiero divergente e creativo, le idee lievitano e alla fine emerge all’improvviso l’osservazione acuta e particolare sull’argomento proprio come fa il tappo di una bottiglia di spumante. (“Parlando ci facciamo dei regali….. le parole sono come una corda che noi teniamo in mano…..”)
“La creatività non deriva solo dalle nostre risorse personali, ma anche dal vasto mondo delle idee e valori altrui” (K.R.) Entra in gioco l’importanza della condivisione, della co-creatività, della co-educazione e della gratuità reciproca.
I bambini con il loro modo concreto di vedere la realtà mi riportano spesso all’essenziale dei principi e dei valori del mio operare: è importante, per crescere nella relazione con gli altri confrontarsi, mettersi in gioco, assumere uno stile di gratuità/autenticità che significa dare ciò che siamo senza pretendere niente in cambio ed essere grati per ciò che riceviamo.
I progetti come questo creano e consolidano un forte legame alunno-insegnante.
L’apprendimento, come il gioco è un fatto relazionale: “la relazione fa fare le capriole all’intelligenza!”
Certamente in classe non passano solo conoscenze, contenuti e concetti ma sono trasmesse anche emozioni e motivazioni.
Quando sono in classe non solo passa ciò che so ma anche ciò che sono.
Sento che è importante la mia serenità e il mio entusiasmo professionale.
I bambini della scuola dell’infanzia sono molto sensibili vista la piccola età e inconsciamente assorbono l’espressione emotiva di coloro con cui interagiscono.
La professoressa Angela Moè dell’università di Padova la chiama “ contagio emotivo”.
E’ certo (anche se di solito non ci riesco ma ci provo sempre) che un sorriso, un guardarsi negli occhi, fare una battuta simpatica, abbassarsi verso il bambino, fargli sentire che sono lì per lui crea una relazione di fiducia. Trasmette entusiasmo e gioia e getta le fondamenta per alunni motivati, sereni e felici di apprendere divertendosi favorendo il clima giusto perché l’espressione artistica di ogni bambino possa sbocciare.
È tutto qui!
Educare che significa “tirar fuori” è il mio compito.
Un “tirar fuori” dal bambino tutto quello che già c’è!
Per farlo diventare quello che è!
Oggi sento la fatica fisica d’insegnare, ma non mi manca lo slancio fresco psicologico e motivazionale, riconosco la ricchezza e lo stimolo che i bambini mi offrono per crescere personalmente e professionalmente e mi danno la possibilità di prendersi per mano e camminare insieme per sentieri inconsueti e sempre nuovi.
Sono contenta di riuscire ancora a stupirmi e quando credo di dare ricevo sempre molto di più.

    Il catalogo Narrato #1

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    Il progetto biennale ‘Maestra, Facciamo un’Arte?’ ha interessato la Scuola dell’Infanzia Arcobaleno del Comprensivo 1 di Poggibonsi. È stato un progetto composito che si è mosso su due canali di ricerca differenti:
    1- Lavoro creativo e manipolativo con alunni e alunne su temi che riguardano la crescita personale e il diritto all’ Arte dell’infanzia.
    2- Momento di riflessione emotiva e metodologica tra le insegnanti in merito al lavoro svolto.
    La prima fase ha visto la sua conclusione lo scorso maggio 2016 con l’esposizione di tutti i lavori dei bambini e delle bambine realizzati durante l’anno scolastico, nella sala Set del Teatro Politeama di Poggibonsi. Qui il racconto della Mostra ‘Maestra, facciamo un’Arte?’. Qui tutte le foto.
    La seconda fase si concretizza con il Catalogo Narrato che cominciamo a pubblicare oggi.

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    Che cos’è il Catalogo Narrato?
    La stesura di un Catalogo Narrato dell’esperienza della Mostra ‘Maestra, facciamo un’arte?’ è un intento di approfondimento che nasce da un invito e da un’esigenza spontanea e condivisa. Lavorare in gruppo, lo sappiamo tutti, è complicato ed eccitante allo stesso tempo. Perché la voce di tutti sia orchestrata bene e nessuno prevalga sull’altro occorre avere doti di mediazione, di visione e di sintesi, ma soprattutto mettere tutto questo a servizio di un reale obiettivo comune.
    Nella Scuola dell’infanzia Arcobaleno, gli approcci differenti delle classi e delle insegnati, hanno creato un clima collaborativo e stimolante tale da poter concretizzare un aspetto fondamentale, ma spesso disatteso tanto per gli adulti quanto per i bambini: la riflessione mediata sul lavoro svolto. Ho chiesto dunque di scegliere un tema e di declinarlo con il registro preferenziale. Dunque ciascun contributo ha una interesse specifico, ma la stesura collettiva, aumenta il valore documentario. Catalogo, perché sono state fotografate le opere dei bambini e sono conservate a scuola per uso didattico. ‘Narrato’ perché non leggerete un resoconto, neanche solo la personale opinione o il racconto di un metodo, oppure la visualizzazione del percorso fatto. Saranno tutte queste cose insieme condite da carattere e talvolta emozione. Un prova notevole per le insegnati che hanno accettato questa sfida. Che ci restituiscono una visione parziale ma non faziosa, generale ma non generica. Un Catalogo Narrato per
    - Consentire differenti livelli di lettura di uno stesso progetto
    - Documentare collettivamente un lavoro svolto
    - Consolidare e contaminare metodi propri con quello degli altri
    - Maturare idee ed esperienze legate all’Arte
    Ringrazio le insegnanti Maria Teresa Aversa, Monica Benedetti, Daniela Del Freo, Anna Capobianco, Fiorella Bandinelli, Annamaria Coccetti, Stefania Cerri per la collaborazione dimostratami fino in fondo.

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    L’Universo di Anna Capobianco e Stefania Cerri
    Le motivazioni che mi hanno portato a scegliere le tematiche dell’universo è che ogni bambino è portatore dell’universo dentro di sé, spazio illimutato dentro e fuori. Il buoi assoluto del cosmo che diventa luce, colere, mille colori tutti diversi, che esprimono l’anima di ogni bambino, che lo aiutano a gestire la paura del buio: nessun buoi è così profondo da non prevedere al luce, il colore!
    La tecnica usata non prevede l’uso di pennelli, ma di oggetti desueti che graffiano il colore e squarciano l’intero dell’universo: spazzole, pettini, spazzolini da denti, una sorta di graffito primitivo.
    I bambini hanno accolto tutto con interesse, sia l’argomento, che è stato presentato sotto forma di gioco, sia di tecniche usate: innovative rispetto a ciò cui sono abituati.
    In sede di mostra hanno riconosciuto i loro lavori e li hanno mostrati orgogliosi ai genitori.
    Per me insegnante è stata un’esperienza in toto estremamente interessante e stimolante.
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    Ci siamo! di Daniela del Freo
    Finalmente il grande momento e’ arrivato! Stiamo per aprire le porte della mostra, della Mostra d’Arte dei “nostri bambini”!! Dopo tanta attesa, preparazione, organizzazione e fatica che ha visto noi insegnanti impegnate a confrontarci e discutere sull’ allestimento ognuna con il suo stile e gusto personale, CI SIAMO e in un attimo la fatica, la preoccupazione, l’ ansia svaniscono e lasciano il posto ad un enorme senso di soddisfazione e gioia.
    Soddisfazione nel vedere fisicamente le opere d’arte dei bambini e gioia che deriva dalla consapevolezza che gli obiettivi per i quali si e’ lavorato con tanto impegno siano arrivati dritti al bersaglio e abbiano coinvolto le emozioni e i sentimenti dei destinatari.
    All’apertura della porta della Sala Set dove e’ stata allestita la mostra i bambini, dopo un primo momento di smarrimento, ricordano le raccomandazioni di noi insegnanti e accompagnano genitori,fratellini, nonni guidandoli nei vari settori e indicando eccitati quando riconoscono la propria opera. E’ difficile spiegare con le parole l’emozione di un genitore nel riconoscere l’opera del proprio bambino spesso autografata ma e’ facile capirne l’intensità perché’ anche io vivo una forte emozione nel vedere i risultati di un percorso gratificante per tutti i bambini durante il quale anche quelli piu’ timidi, insicuri e riservati si sono sentiti degli “artisti”e ora si muovono con disinvoltura nella sala.
    Come le colleghe spiego ai genitori la chiave di lettura del percorso e il significato dei diversi colori usati per contraddistinguere le tre aree tematiche del progetto. Dai loro occhi traspare non solo interesse, dimostrato anche dai molti visitatori della mostra, ma stupore, contentezza e soddisfazione nel vedere i loro bambini protagonisti consapevoli. Molti non riescono a trattenere le lacrime perche’ in quelle opere esposte riconoscono le caratteristiche espressive dei propri figli e ci ringraziano per l’ attenzione che abbiamo riservato a ciascun bambino. Mi hanno molto commosso i commenti ed i messaggi scritti dai genitori ,in particolare quello di una mamma la cui bambina nel riconoscere in paese la locandina della mostra realizzata dai bambini stessi ha esclamato “guarda mamma quella l’ abbiamo fatta noi …e’ per la nostra mostra….noi ora siamo come i pittori”!!!!! Cito testualmente anche un messaggio molto significativo che un’ altra mamma mi ha scritto :“e’ stata una bellissima esperienza che ha visto i nostri figli protagonisti di una vera e propria mostra d’ arte. I bambini erano felici, soddisfatti e orgogliosi delle loro opere e insieme alle maestre hanno insegnato anche a noi genitori a vedere con occhi diversi i loro “schizzi” che sono in effetti delle vere e proprie opere d’ arte…….grazie per averci fatto vivere questa esperienza molto istruttiva per tutti”. Anche il commento del babbo di un bambino mi ha colpito quando ha ringraziato per “la bellissima mostra” e per le emozioni che ha provato.
    Inoltre leggendo i numerosi commenti dei visitatori della mostra risulta evidente che la parola “emozione” e’ il comune denominatore.
    Una visitatrice dopo aver ringraziato per “averla fatta camminare nelle emozioni” ci ha esortato a scrivere un libro!! Devo dire che e’ un’ ottima idea!
    Condivido pienamente le parole semplici ma dense di significato di una mamma che nel ringraziare ha detto “complimenti! questa non e’ la solita festa”! E’ vero, considerando non solo cio’ che ha rappresentato per noi insegnanti e per i bambini vale a dire una lezione di condivisione e di lavoro di squadra nel rispetto della propria creatività’, ma anche le forti emozioni che ci ha lasciato possiamo assolutamente affermare che non sia stata la solita festa!
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    Giovedì prossimo saranno pubblicati altri due contributi. #staytuned e seguite il #catalogonarrato.

      I Servizi educativi del Museo BeGo

      L’#ospiteDAB di questo mese è un gruppo di professioniste affiatato e vitale! Ci raccontano con puntualità ed entusiasmo tutte le attività del Museo BeGo di Castelfiorentino: attività mirate, differenziate e implementate nel tempo. Un esempio di come la dedizione, la competenza e la continuità possono fare di uno spazio culturale un luogo di crescita comunitaria. Il grande lavoro di Serena Nocentini, direttrice scientifica,  e di Stefania Bertini e Alice Vignoli, operatrici museali,  è contraddistinto dal sorriso: un approccio amabile e diretto, che accoglie e che si fa ricordare. Potete restare sempre aggiornati seguendo Facebook, Twitter e altri social. 
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      I Servizi educativi del museo BeGo – Benozzo Gozzoli – come principale forma di valorizzazione e mediazione del patrimonio. Dalle scuole al territorio.
      Una preziosa risorsa di cui dispone il Museo per la conoscenza, la valorizzazione e la mediazione del patrimonio sono i Servizi educativi. Coordinamento e supervisione sono svolti dalla Direttrice scientifica, Serena Nocentini, in stretto dialogo con l’Amministrazione comunale. Ogni anno, con l’obiettivo di   proseguire nel lavoro di ricerca e sperimentazione di nuove modalità di relazione e mediazione del patrimonio, i percorsi educativi si incrementano con nuove proposte indirizzate a pubblici diversi, dall’età scolare fino al pubblico adulto con l’intento di fare del BeGo un luogo di aggregazione, di diletto e di apprendimento permanente. Le attività per le scuole sono quindi progettate tenendo conto del curricolo scolastico, interpretando l’atto di educare all’arte attraverso l’arte come un punto cardine del processo formativo della persona.
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      - Esperienze di educazione non formale: l’extrascuola come sperimentazione di nuove possibilità educative. Particolare attenzione è rivolta anche ai processi che riguardano l’educazione al patrimonio in contesti non formali. I Campus estivi, natalizi e pasquali rivolti a bambini dai 6 agli 11 anni, sono pensati per rispondere alla necessità delle famiglie di usufruire – durante le vacanze scolastiche – di attività educative innovative e di qualità; un’opportunità per promuovere la conoscenza del patrimonio del museo e del territorio di riferimento, con proposte calibrate all’interno di una dimensione ludica, informale e aperta alla sperimentazione.
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      - Dal museo al territorio: comunità locale e cittadini in formazione. La sfida di comunicare a tutti la specificità di un patrimonio fortemente legato al territorio dal quale proviene, parte dal coinvolgimento della comunità locale. Per questo i Servizi educativi lavorano nell’ottica di tenere vivo e aperto il confronto e la collaborazione con tutti gli istituti culturali e le associazioni di Castelfiorentino, con l’obiettivo di interpretare l’educazione al patrimonio come contesto ideale per promuovere l’educazione alla cittadinanza in un rapporto che arricchisce sia i cittadini che il Museo attraverso il dialogo e lo scambio. In particolare la collaborazione e la progettazione coordinata e condivisa con l’associazionismo locale, permette al museo di farsi promotore sia di itinerari alla scoperta del territorio, che di valorizzazione della Via Francigena, percorso lungo il quale originariamente si trovavano gli affreschi oggi custoditi al museo.
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      - BeGo teen for cult. Con i giovani “si può fare”! A partire dall’anno scolastico 2015-2016 è stata attivata una convenzione con gli istituti di Istruzione superiore Enriques di Castelfiorentino e Roncalli di Poggibonsi per lo svolgimento di un progetto condiviso di Alternanza Scuola Lavoro. Il progetto ruota intorno alla comunicazione culturale nel web e agli strumenti che la rete offre per promuovere, attraverso i nuovi linguaggi e grazie a forme di narrazione multimediali e multimodali, il patrimonio e le attività del BeGo. È stato creato dai ragazzi il blog #teenformuseobego, che contribuisce a veicolare al pubblico giovane l’idea di un museo dinamico e vivace, al passo con i tempi e con i mutamenti, anche tecnologici, che la società impone. Grazie a questo canale e attraverso il filtro della propria esperienza e in maniera autobiografica, i ragazzi raccontano da osservatori privilegiati tutte le attività del museo, in quanto parte attiva di queste esperienze.
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      - Museo for All: partecipazione, accessibilità e inclusione. Convinti che il museo debba essere in grado di intessere relazioni con tutti i pubblici e rispondere in maniera positiva alle loro diverse esigenze, da anni il BeGo si impegna in attività di ricerca per rendere il proprio patrimonio accessibile e lavora, nell’ottica dell’inclusione, per la partecipazione e per offrire a tutti un’esperienza di visita piacevole, coinvolgente e appagante. Un tipo di lavoro, questo, che ci pone costantemente di fronte a nuovi interrogativi; un approccio che ci impone di saper osservare, saper ascoltare in modo più attivo, che ci invita ad analizzare il significato di ogni azione. In quest’ottica e grazie ad un lavoro di progettazione condivisa con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona è nato il percorso sensoriale tattile, permanente e inclusivo, che facilita la conoscenza del patrimonio alle persone cieche e ipovedenti ma che si configura come un percorso usabile da tutti, progettato per arricchire globalmente l’esperienza di visita. Così è nato anche Storie ad Arte, il progetto per le persone con Alzheimer e per chi se ne prende cura. Partito nel 2014, gli incontri si incentrano su esperienze relazionali tra i partecipanti e il patrimonio museale, tramite momenti di osservazione, di confronto personale e di gruppo, di discussione e narrazione creativa. Dal 2016 il progetto si è ampliato al territorio dell’Empolese Valdelsa e al coinvolgimento della rete dei musei del Museo Diffuso, MuDEV. Ad oggi sono ben 12 i musei che partecipano e, per la prima volta, anche 7 biblioteche della rete territoriale rea.net sperimentano con le persone anziane fragili, un modo nuovo per rendere i loro patrimoni sempre più aperti e accessibili.
      Museo for All, il progetto triennale in corso, finanziato dalla Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha permesso il potenziamento dei percorsi e la creazione di nuovi strumenti per rendere accessibile le opere di Benozzo, ribadendo che accessibilità e inclusione sociale, sono parole chiave nei processi di valorizzazione e fruizione del patrimonio. Nel 2017 sono nati BenozzoGozzoLIS l’audio video guida sottotitolata in LIS, e il nuovo sito web. Il progetto ha inoltre consentito la partecipazione al programma nazionale Museo per Tutti, promosso dalla Fondazione De Agostini e ideato dall’Abilità Onlus di Milano, con la creazione di supporti facilitati per persone con disabilità intellettive e materiali inclusivi per le attività didattiche. Infine si è potuto proseguire l’indispensabile processo di formazione dei Servizi educativi corredando i supporti di cui ad oggi il museo è dotato, di un personale sempre più preparato a rispondere alle necessità dei pubblici.