Archivio della categoria: #OspiteDAB

Lib(E)ri

L’#OspiteDAB di questo mese è Mario Giuffrida che con Le Città inVisibili ci racconta Lib(E)ri, un progetto di promozione alla lettura che ha dentro tutto #arte #libri #creatività #inclusione. Un progetto per bambini che ha un respiro grande, che fa della continuità e del coinvolgimento dell’adulto punte di diamante di un approccio educativo innovativo. La ricerca di Mario, che dura da quasi 30 anni, nel campo dei linguaggi espressivi si è sempre impegnata a imprimere  una  svolta metodologica e di prospettive con percorsi finalizzati ad un processo educativo e di  crescita  civile  e  culturale, attraverso  il  gioco,  strumento  privilegiato  di  crescita attiva. Un progetto integrato, articolato, composito, interessante dalle motivazioni, alle modalità esecutive all’esposizione finale. Da conoscere. Da cui lasciarsi ispirare.
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“In  punta  di  piedi  ma  solidamente  ancorato  alla  forza  espressiva  dei  bambini,  si  è  svolto anche  quest’anno  il  progetto  Lib(E)ri,  giunto  alla  sua  quinta  edizione,  promosso  dalla  P.O. Scuole per l’infanzia della Direzione Pubblica Istruzione Sport e Pari opportunità del Comune di  Catania  e  realizzato  da  “Le  città  invisibili”  di  Mario  Giuffrida.  Il  progetto  attraversa  buona parte dell’anno scolastico dei bambini delle scuole materne comunali che vengono coinvolti in attività  di  laboratorio  il  cui  denominatore  comune  è,  come  è  stato  anche  negli  anni precedenti, l’educazione alla lettura.
Anche  quest’anno  la  mostra  dei  materiali  prodotti  dai  bambini  a  conclusione  delle diverse  attività  si  è  tenuta  presso  il  Museo  Diocesano,  una  “location”  che,  nonostante l’austero  contenitore,  è  stata  adattata  perfettamente  alla  necessità  espositiva  attraverso  un accattivante percorso emozionale sottolineato dal contrasto buio-luce: “Lib(E)ri sotto le stelle” infatti è stato il titolo della mostra. Libri, tema sempre offerto con una attenzione competente e  appassionata,  libri  sempre  diversi  in  risposta  alle  mille  possibilità  della  fantasia:  libri lampade, libri bruco, libri video, libri sogno, libri trasparenti, impilabili, tridimensionali, magici contenitori  di  storie  e  pensieri, di  emozioni  e  di  espressioni  grafiche  estemporanee,  libri sempre,  mezzi  mai  abbastanza  superati  per  aprire  dialoghi  con  chi  scrive  e  con  sé  stessi, adeguati  al  mondo  nuovo  dei  piccoli  di  oggi  e  compagni  da  conoscere  ed  apprezzare per i diversi momenti della propria vita.
La caleidoscopica inventiva del condutture del progetto, Mario Giuffrida, ogni anno più matura  ed  arricchita,  dà  risalto  alle  idee  dei  bambini  che,  partendo  dalle  provocazioni proposte,  prendono  poi  facilmente  il  largo  nella  più  assoluta  libertà  di  pensare  e  fare.
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Insomma  i  bambini,  ancora  pieni  dello  stupore  del  mondo  riempiono  le  loro  creazioni  di quell’arte  semplice  e  istintiva  figlia  della  limpidezza  del  loro  sentire  in  un  confronto  che,  a detta dello stesso animatore, contribuisce a dare entusiasmo e sostegno anche al lavoro degli adulti.
Bisogna  notare  che  finalmente  anche  in  campo  mediatico  nazionale,  dopo  anni  di assenza  del  libro   dai  circuiti  della  imperante  pubblicità,  si  assiste  recentemente  ad  inviti espliciti  alla  lettura  come attività  che  ha  una  forte  incidenza  sul  buon  crescere  e  sul  buon vivere  di  ognuno:  progetti  come  Lib(E)ri  nati  per  condurre  già  i  piccoli   alla  libertà  ed  alla capacità  di  giudizio,  meritano  allora  attenzione,  rispetto,  continuità  cosicchè,  “in  punta  di piedi”, possano affiancare e sostenere il duro ma inevitabile cammino del diventare grandi.”
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Il progetto
Mi  piace  iniziare  a  raccontare  di Lib(E)ri partendo  da  questa  lusinghiera  sintesi  fatta  da  chi se  ne  intende  e  vive  a  stretto  contatto  con  la  magica bellezza  dei  libri:  Giusi  Germenia, bibliotecaria esperta di letteratura per l’infanzia.
È infatti dall’amore per i libri e per la lettura, e dal piacere di condividerlo che cinque anni fa nasce  a  Catania, Lib(E)ri un  progetto  che coinvolge  ogni  anno  centinaia  di  bambini, genitori e insegnanti tutti accomunati dalla stessa passione.
Chi scrive ha la fortuna di lavorare da ca. quindici anni con le scuole dell’infanzia comunali, e ha condotto per 10 anni BambinaRte, progetto sui linguaggi espressivi. Fu in occasione di quella straordinaria esperienza che decisi  di  inserire,  accanto  ai  laboratori  creativi  con bambini e genitori, un ciclo di appuntamenti da realizzare presso le biblioteche di quartiere, con  l’obiettivo di  far  conoscere  le  risorse  del  territorio e  promuovere  il  libro  come occasione  di  gioco  e  di  esperienza.  Le  iniziali  diffidenze  e resistenze  furono  subito superate dall’entusiasmo con il quale fu stata accolta l’iniziativa, che ormai da quindici anni
porta le famiglie a frequentare queste “piazze dei saperi”.
Dedicare  un  progetto  al  fare  libri  e  scoprire  la  magia  della  lettura  mi  è  sembrato  un  atto
dovuto!
Cosi  nasce  Lib(E)ri,  oltre  ad  avere  aumentati  gli  appuntamenti  in  biblioteca,  ha affiancato  dei  laboratori  di  costruzione  del  libro,  sia  di  mattina  in  orario  curriculare,  sia pomeridiani, quando i bambini condividono esperienze con i loro genitori.
La  sfida insita  in questa  attività  ha  reso il  bambino  protagonista  del  gioco  artistico, aiutandolo a costruirsi una mente creativa. In questa direzione la capacità di rappresentare è diventata capacità di osservare, di costruire relazioni e  intervenire  attraverso  il  fare, permettendogli  di  sperimentare,  esprimere  sensazioni,  emozioni,  creando  meraviglia, attraverso la  costruzione  di differenti  tipi  di  libri. Parole  e  immagini insieme  nello  stesso luogo, dove le pagine del libro, sono contenitori delle infinite potenzialità comunicative, che trasformano il bambino in autore.
Accennavo prima agli incontri con i libri e la lettura, che, anche grazie al progetto, ho portato ovunque: dalle biblioteche alle scuole, dai parchi pubblici ai musei, valorizzando la capacità di immaginare, evidenziando le emozioni, gli spunti fantastici che un racconto può generare, ma anche presentando la lettura come strumento di intermediario affettivo tra adulti e bambini e promuovendone il piacere, creando spazi di condivisione culturale ed emotivi.
Perché le storie non hanno limiti di alcun genere, perché sanno condurci, prendendoci per mano, nella vita di tutti i giorni. Perché  sanno proteggerci dal  buio  e dalla  paura, e  darci un’energia  straordinaria per affrontare  la  vita  quotidiana,  delineando  un  percorso  di  crescita  e stimolando  il  pensiero critico.
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Gli eventi
La  Festa) E una grande energia l’hanno restituita quest’anno, più di 400 persone coinvolte, nel parco urbano di Piazza Europa, dal “Gran Buffet delle Storie”, che ha visto l’attivazione di otto  postazioni  tra  laboratori,  spettacoli  e  presentazioni  di  libri,  in  un  pomeriggio  di  fine Maggio.
Il  Gran  Buffet  delle  Storie è ormai un  format fisso all’interno del progetto. Concepito con una  formula  itinerante  raggiunge  ogni  anno,  in  occasione  del  “Maggio  dei  Libri”,  bambini  e ragazzi di ogni età che, soli o accompagnati dai genitori, si regalano un libro, una lettura o uno spettacolo.
Le  proiezioni) Ma  non  finisce  qua!  Come  strumento  di  promozione  del  libro, oltre  alle attività fin qui raccontate, ogni anno si realizza uno o più video in stop motion: si tratta di un ambizioso progetto che nel corso delle precedenti edizioni del progetto ha visto i bambini impegnati nella realizzazione e animazione di sette video (qui per visionare “La guerra dei Lib(E)ri”),  tutti  interpretati  da  Lib(E)ro, mascotte del progetto.
La  Mostra)  Con  le  installazioni,  ci  si  prefigge  la  restituzione  della  bellezza  prodotta, promuovendo appuntamenti aperti al territorio e ospitati all’interno di edifici di grande rilievo storico/culturale che mettono a disposizione i loro spazi per accogliere le diverse esperienze dei  bambini. Il  tutto  per  favorire sia un  effettivo  sviluppo  del  protagonismo  infantile  nella cultura  e  nella  vita  sociale  del  mondo  contemporaneo, sia per  ribadire  la  centralità  della famiglia  nel  processo  educativo,  stimolando  opportunità  di  crescita  attraverso  incontri, confronti e scambi.
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Gli allestimenti
Per  questo  paragrafo  ci  vorrebbe  uno  spazio  supplementare,  infatti la  parte  installativa è curata alla pari delle altre sezioni del progetto. Ogni mostra è un capitolo nuovo di una storia che continua, e diventa una narrazione che intreccia e racconta le storie che sono nate durante i laboratori, durante gli incontri, o che fluiscono liberamente dall’intreccio dei percorsi  o dalle  stimolazioni  suggerite  dai  luoghi.  E  sono  proprio  i luoghi  che suggeriscono, modificano, o inventano soluzioni che nel rispetto degli stessi, attraverso l’uso  armonico  e  creativo  consentono  di  reinventare usi e  funzioni  dei  materiali  presenti: armadi  diventano  librerie,  pannelli  espositivi  tavoli,  finestre  diapositive,  etc.  il  tutto nell’assoluto rispetto degli spazi. Come  in  occasione dell’ultima mostra “Lib(E)ri sotto le stelle”, una visionaria installazione ospitata nella splendida location della sala polifunzionale e dell’ex  caffetteria del  Museo  Diocesano,  trasformate  in  luogo  magico,  dove  tra  libri interattivi,  ardite  installazioni,  architetture  volanti  si  è  creata  una  sospensione  del tempo a favore della immaginazione e del sogno.
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    Il restauro va a scuola

    L’#OspiteDAB di luglio ci guida nel magico mondo del restauro. Silvia Checchi e Federica Di Cosimo, specializzate rispettivamente in restauro di tessuti e filati e in sculture di legno dipinte, hanno portato nella scuola primaria un progetto pilota di grande valore educativo. L’obiettivo da cui parte, l’accoglienza che riceve, le modalità laboratoriali, il riscontro dei bambini. Conoscere questo progetto didattico e leggerne il racconto dalla voce di chi lo ha progettato e realizzato è stato fonte di grande riflessione e ispirazione. Da sempre sono convinta che del nostro Patrimonio vadano mostrati i molteplici aspetti che lo interessano. ‘Il restauro va a scuola’ è un esempio di come sia possibile e funzionale parlare di valorizzazione e conservazione del Patrimonio culturale a bambini e bambine. Interessando, incuriosendo, emozionando.
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    Il restauro va a scuola” è un progetto pilota diretto gli alunni della scuola primaria, che abbiamo immaginato e realizzato nell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR), dove lavoriamo come restauratrici. Ci siamo rivolte ai giovanissimi con la convinzione che non sia mai troppo presto per parlare del valore del patrimonio culturale e della sua conservazione: un progetto ambizioso e complesso che sostanzialmente nasceva dal nulla ed era una grande pagina bianca. L’obiettivo primario del corso/laboratorio ci era chiaro dall’inizio: offrire un’occasione per sviluppare precocemente il senso di familiarità e attaccamento ai beni culturali, mediante la conoscenza dell’ambito insolito – e anche per questo potenzialmente affascinante – in cui operiamo noi restauratori e le altre figure che partecipano all’equipe. Stimolando l’interesse verso il nostro patrimonio, speriamo che gli adulti di domani siano rispettosi e attenti anche all’aspetto della sua conservazione e della sua trasmissione al futuro.

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    La genesi
    Avere una idea, anche se potenzialmente buona, non è ovviamente che l’inizio. Procedere dalla teoria alla pratica è stato un cammino non privo di ostacoli. Alla base del progetto, che ha richiesto quasi un anno di preparazione, dobbiamo mettere la grande armonia con cui abbiamo affrontato tutte le fasi: fiducia reciproca, rispetto dell’opinione dell’altra, tranquillità nella delega, sono stati i sentimenti che hanno reso tutto fattibile.
    Con questi presupposti, il 10 febbraio 2016 le tematiche del restauro hanno varcato per la prima volta i cancelli di una scuola primaria della capitale, coinvolgendo due classi quarte dell’IC Piazza Damiano Sauli, storica scuola del quartiere romano di Garbatella.
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    Il progetto
    Durante cinque incontri (di cui uno speciale si è svolto all’interno dell’ISCR) i bambini hanno fatto un graduale percorso di avvicinamento alle tematiche che interessano i beni culturali, in un modo semplificato ma mai banale. Ciascuna lezione ha previsto una parte di spiegazione (intercalata da più momenti di interazione con domande e risposte), la visione di spezzoni di cartoni animati e di film offrissero emozioni e spunti di discussione, il tutto condito con una consistente parte di attività pratica e di esercizio “critico”, che hanno pungolato le innate facoltà di osservazione dei giovanissimi. Abbiamo proposto diverse attività di gruppo o individuali, architettate per fissare i concetti principali sviluppati nella giornata (che alla fine prevedeva anche la compilazione di un rapportino dei lavori). Altro dettaglio, di cui andiamo molto fiere, è l’opuscolo che ha accompagnato le lezioni, nel quale è confluito – dopo attente riflessioni e revisioni – il materiale didattico che avevamo via via predisposto.
    Nell’occasione della visita ai laboratori dell’ISCR, sempre ricchi di manufatti estremamente vari, abbiamo cercato di guardare ogni cosa con occhi nuovi: dipinti, statue, vasi in pezzi, tessuti a brandelli, frammenti di muri… oggetti illuminati da fasci di luce, attorniati da operatori in camice bianco che osservano attraverso lenti e microscopi… impacchi misteriosi applicati da persone nascoste da maschere… grandi proboscidi rumorose… riflessi d’oro…
    Ecco, abbiamo presentato un mondo capace di suscitare curiosità e stupore, cercando di superare il preconcetto secondo il quale i ragazzi di oggi sono superficiali, vanno di fretta e sono troppo appassionati di tecnologia e videogames per interessarsi alle opere del passato!
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    Le aspettative
    Perché mai affrontare un target di utenti (ragazzini e ragazzine di 9-10 anni) tanto particolare? Come mai un istituto di formazione paragonabile ad un’Università, abituato a dialogare con adulti iperspecializzati, azzarda una esperienza totalmente nuova su un terreno potenzialmente insidioso come quello dei bambini?
    Indubbiamente una scintilla c’è stata, ed è partita dall’incremento della percezione di degrado. Quando il degrado si diffonde, diventa quasi subliminale il messaggio negativo che si può percepire. È sembrato dunque urgente e possibile cominciare a proporre una diversa visione, una sorta di “vaccinazione” contro le brutture (la bellezza salverà il mondo, no?).
    Il riscontro
    La prima risposta entusiastica l’abbiamo avuta dalle maestre e anche dai genitori, che abbiamo voluto coinvolgere prima ancora di cominciare. Quello che ci ha definitivamente entusiasmato è stato l’atteggiamento dei bambini, conquistati passo dopo passo in un crescendo di interesse e in uno sviluppo nella comprensione dei fenomeni che è andato in molti casi ben oltre le nostre aspettative. Degrado, reversibilità, riconoscibilità, indagini scientifiche, progettazione sono progressivamente diventati argomenti familiari.
    La lettura dei rapportini (uno dei nostri momenti di feedback) è illuminante! Lavinia ha scritto: “Ci si diverte molto, mi hanno incuriosito molto le macchine strane, è stata un’esperienza MEMORABILE NEI SECOLI*. E con l’asterisco è stata aggiunto in carattere più piccolo “*FORSE TROPPO”, Elena avrebbe rifatto il corso mille volte, Elisa si è emozionata, per Matteo è stato tutto strafico e l’ISCR è il posto più bello del mondo, e così via.
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    Gli sviluppi
    Quello che è stato proposto e realizzato era a tutti gli effetti un corso pilota, un esperimento in base al quale capire se “Il restauro va a scuola” delineasse un percorso fattibile e, soprattutto, utile. Dopo il corso principale abbiamo sperimentato un approfondimento nel successivo anno scolastico, affiancate dalle colleghe Costanza Longo e Manuela Zarbà. Con grande soddisfazione abbiamo potuto constatare che a distanza di un anno il feeling non si era affatto interrotto e tutto ciò che avevamo affrontato era ancora assolutamente chiaro nelle loro menti!
    Anche la seconda edizione, appena ultimata con due classi quarte dell’IC Regina Margherita di Roma, ha avuto la stessa calorosa partecipazione e lo stesso positivo riscontro, tanto da stimolarci sempre più a continuare su questa strada.

      Racconto di un’emozione

      L’#ospiteDAB di giugno è Laura Lanari, responsabile dei Servizi Educativi Musei Civici di Ancona e curatrice del blog museieducativi.it. Musei educativi è un luogo virtuale per comunicare il metodo “Musedu” di progettazione e di lavoro che ha sviluppato insieme ad un team di educatori, esperti museali e del patrimonio culturale, psicologi dell’infanzia e pedagogisti in quasi dieci anni di lavoro sul campo, sia in musei d’arte che musei scientifici. Laura lavora con particolare sensibilità per l’attivazione di dinamiche emozionali che coinvolgano il pubblico museale. E non è difficile crederlo leggendo di questo progetto! Io ho avuto il piacere di ascoltare la presentazione dell’evento ‘Tableau Vivant’ durante l’ultima giornata della 3^ ed. di #museiemotivi tenutasi a Siena. Mi è piaciuto il progetto e, ancora di più, il racconto di come una intera comunità di fatto, si sia lasciata guidare in un percorso che parte dall’arte, passa dalla storia remota e arriva al tempo presente. Curiosi? Allora buona lettura e non perdetevi il video a fine articolo.
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      Ho la fortuna di lavorare per la gestione di due musei della città di Ancona e questo mi permette di vivere molto spesso esperienze emozionanti, tra cui incontri bizzarri e intensi scambi di idee con colleghi o visitatori. Vivo il museo come un luogo dinamico, un luogo in cui, grazie al patrimonio storico artistico, si allacciano relazioni e si dedica tempo alla condivisione di idee e progetti con gli altri.
      Ispirata da questi fattori il metodo MUSEDU si sta affermando nel panorama nazionale come punto di riferimento per la formazione e la progettazione nel campo dei servizi educativi e della didattica museale rivolti a tutto l’audience.
      In questo senso, vi racconto l’esperienza per la realizzazione di un “Tableau Vivant “.
      L’opera soggetto Il Giuramento degli Anconitani ha un valore simbolico molto importante per la città di Ancona.
      Il dipinto rappresenta un momento storico davvero delicato: l’assedio della città nel 1173 da parte di Federico Barbarossa. Tutte le fonti concordano che la capitolazione di Ancona venne scongiurata solo grazie al coraggio e alla determinazione degli anconetani.
      Attualmente il dipinto si trova nella Pinacoteca di Ancona, dedicata all’artista che lo realizzò, Francesco Podesti.
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      La Pinacoteca, è stata recentemente ristrutturata e riaperta al pubblico dopo 4 anni di chiusura; la realizzazione del Tableau Vivant si è inserita in un programma per il recupero della partecipazione, l’inclusione e l’apprendimento del pubblico cittadino.
      L’occasione ideale per la presentazione del progetto è stata l’anniversario della nascita del pittore anconetano.
      Io e i miei colleghi abbiamo progettato un evento strutturato sulla falsa riga di una “festa di compleanno” e come tutte le feste non potevano mancare la torta ma soprattutto l’omaggio, ovvero il regalo per il festeggiato.
      Per il “regalo”, una gigantografia del tableau vivant, hanno aderito oltre 80 cittadini di Ancona, tra adolescenti, insegnanti, commercianti, professionisti museali, fotografi, video maker, storici dell’arte e appassionati.
      Tutti insieme abbiamo realizzato un’immagine fotografica del tableau vivant del giuramento degli anconitani.
      Un’opera monumentale, con oltre 40 soggetti disposti su piani differenti, con abbigliamento contemporaneo sapientemente selezionato per la corretta ripresa delle scene, illuminazione e supporti tecnologici all’avanguardia insieme ad un’esplosiva carica emozionale.
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      L’organizzazione dei Servizi Educativi per i musei civici di Ancona, Musei Educativi, ha sviluppato e coordinato il progetto facendo leva sui principi del proprio metodo:
      Diritto alla partecipazione e alla formazione:
      Il museo del nostro secolo ha l’importante compito di formare e creare legami con il suo pubblico. Per l’occasione abbiamo trovato un modo per farci percepire come patrimonio condiviso e come punto di riferimento per attività interattive e attrattive in città.
      Ci impegniamo per incentivare sempre maggiormente questo processo, così da sostenere il senso di appartenenza e far percepire e vivere il museo come un luogo custode di un patrimonio NOSTRO, soprattutto in senso affettivo.
      Creare narrazioni efficaci:
      Con la messa in opera del tableau vivant “Il Giuramento degli anconitani” abbiamo creato una sorta di supporto narrativo per il visitatore. Infatti attorno alla fotografia, che attualmente è stata inserita nel percorso museale, si hanno dei riferimenti accattivanti da esporre ai visitatori così da rendere la lettura del dipinto ricca di riferimenti con l’attualità e con l’osservatore.
      Favorire l’immedesimazione del pubblico:
      I protagonisti della scena sono stati guidati a prendere consapevolezza con le parti del corpo così da riuscire a regolare la propria posa in base a ciò che vedevano nel quadro.
      Abbiamo dedicato degli incontri preliminari per parlare di come la posa e l’espressione del volto rivelino indizi per l’identità del soggetto.
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      Importanza del ruolo:
      Il gruppo di lavoro è stato suddiviso in ruoli, attori, registi, fotografi, responsabili dell’illuminazione, scenografi, costumisti, truccatori, storici dell’arte e responsabili delle riprese per il back stage. Tutti insieme, con ruoli diversi, hanno collaborato per un obiettivo comune.
      Questa e tante altre sono le esperienze che mi piace sperimentare, lavoro per rendere i nostri musei dei luoghi accoglienti e in continua evoluzione. Cerco sempre di chiedermi che cosa si aspetta di trovare un visitatore? come mai questa persona, oggi, ha scelto di venire al museo? com’ è venuto a conoscenza delle nostre iniziative? le sue aspettative sono state soddisfatte? oppure no? perché?
      Possiamo cambiare ogni giorno e possiamo raccontare il nostro patrimonio in modo sempre diverso.

       Video
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