Archivio della categoria: #OspiteDAB

SCHOOL01

Conoscete il progetto Shool01? E’ un laboratorio permanente di Arte guidato dall’artista Andrea Biavati che coinvolge gli alunni della scuola F. Dè Andrè a Roma, che si apre al territorio attraverso uno spazio reale e visitabile. Ce lo racconta il nostro #OspiteDAB di aprile Carlotta Monteverde, specializzata in Arte Contemporanea e collaboratrice della Takeawaygallery, che sostiene il progetto lavorando sulla comunicazione e sulla gestione delle aperture della scuolamuseo. School01 ci mostra una strada possibile fatta di partecipazione, inclusione, relazione, responsabilità, che parte dalla scuola e viaggia con l’Arte! Seguirlo vuol dire trovare ispirazione costante e fresca. E le opere di ragazzi e ragazze sono imperdibili.

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Gli alunni della Fabrizio De André a Roma descrivono School01 come un «laboratorio di arte contemporanea sperimentale realizzato da noi per noi», con «un obiettivo preciso: creare una scuolamuseo a Monteverde aperta a tutti» di cui loro stessi sono «gli artefici». Questo è il proposito principale: ogni martedì e giovedì, durante l’orario delle lezioni, a coppie di due e per un solo quarto d’ora (così non saltano le materie e non si stancano), i ragazzi vengono coinvolti da Andrea Biavati – artista in residenza tra le aule e i corridoi del plesso – per eseguire opere, murales, e discutere i lavori che andranno ad arricchire i diversi ambienti.
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Ma c’è molto di più: in tre anni hanno attivato numerose collaborazioni con realtà esterne, che sono diventate altrettanti progetti, come le giornate con Legambiente, la Ciclofficina o la Junior Street Art in via Ozanam con Monteverde Attiva. Hanno pianificato una Ciclabile Light – mai approvata dalla Giunta, ma che li ha affaccendati per oltre un semestre con campagne di sensibilizzazione nel quartiere. Hanno organizzato una vera e propria mostra in un negozio di cellulari, intitolata Brainphone, un’installazione di un centinaio di smartphone in ceramica, gestendo tanto la ricerca dello spazio che gli inviti che il vernissage. Negli ultimi sei mesi infine si sono impegnati in una promozione di carattere sociale, Siamo Manifesti, ideando e affiggendo quaranta poster progresso nel territorio e per Trastevere. Dunque il museo è sì il principale, ma non l’unico fronte su cui School01 agisce: lo studio della storia dell’arte, l’approccio al contemporaneo costituiscono la base di un progetto che insegna ai giovani dagli 11 ai 14 anni che credere in qualcosa e portarlo a termine, andare avanti con la propria idea, sono fatica e soddisfazione, e che l’errore e la “sconfitta” sono un momento di crescita, da cui non farsi spaventare.
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La stessa attività per creare un polo artistico da donare al quartiere non si limita al “colorare dei muri”: ciascuna opera viene pensata, preparata, eseguita, comunicata, valorizzata e mantenuta. Quando Andrea ha messo piede per la prima volta nell’Istituto Comprensivo di via Fabiola e ha iniziato a lavorare al Wall Processo Elementare, ha rovesciato il proprio ruolo: non più un artista che impone la sua visione ai ragazzi, ma il contrario. Questo ha generato appartenenza, cura e coinvolgimento. E oggi ogni idea si discute coralmente, apportando ognuno un contributo fondamentale. Non solo. L’innovazione rispetto a modelli analoghi di didattica sperimentale consta nella complessità e nell’ampiezza delle applicazioni: oltre alla realizzazione delle opere, c’è uno studio approfondito dei materiali, grazie alla collaborazione di uno specialista del British Museum, tenuto a selezionare i più idonei; ogni Wall si documenta e si mette in rete (l’uso consapevole dei social network, delle dirette streaming, e dei canali di divulgazione è parte integrante delle attività quotidiane); si fa fundraising per acquistare i prodotti per i muri in cantiere; si restaurano i graffiti eseguiti dalle classi precedenti; si creano audio guide per rendere fruibili gli ambienti.
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L’apertura al pubblico, alla cittadinanza, ogni ultimo sabato del mese è uno step ulteriore, che ha preso vita in modo strutturato da gennaio 2016. Già da settembre 2015 si poteva visitare la Scuola il martedì e il giovedì pomeriggio, ma l’estensione dell’orario al weekend e la predisposizione di un piano di comunicazione ha permesso anche ai non residenti di Monteverde di interessarsi all’iniziativa. Se lo scopo principale è quello di creare una rete di buone pratiche e di portare l’arte contemporanea tra i ragazzi in una zona “periferica”, è servito – e serve – ugualmente come strumento per verificare il proprio operato: sono infatti gli alunni le guide che coinvolgono i visitatori, sono loro a organizzare i gruppi e a accogliere gli artisti in esposizione temporanea. Quest’ultima è una novità: come ogni museo che si rispetti c’è anche la mostra di un pittore o uno scultore che viene alla De André ospite per un giorno a parlare del suo lavoro. Infine, l’apertura è un modo per raccogliere fondi per procurarsi vernici, colori e attrezzature: School01 è un programma durante le ore di lezione, che non esclude chi non può permettersi il doposcuola, non è a pagamento, dove l’autore non percepisce stipendio, e si finanzia attraverso piccoli gesti di dono.
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Se si entra sul sito se ne leggono gli intenti. Scrive Biavati: «È un progetto di cittadinanza attiva teso a migliorare il proprio quartiere, è un progetto inclusivo dove nessuno rimane indietro, è un progetto che combatte la dispersione scolastica, è un progetto che sostiene l’integrazione degli alunni che provengono da altri paesi, è un progetto condiviso in rete per aprirsi e confrontarsi con altre realtà, ma soprattutto è un progetto di micro impresa che responsabilizza i ragazzi, e li abitua alle dinamiche lavorative che incontreranno dopo il percorso scolastico». A tre anni dall’avvio, l’invito al forum Pratiche di Resilienza organizzato dal Politecnico di Milano e tenutosi a febbraio 2017 è stato un momento per riflettere su quanto realizzato. Non potendo andare fisicamente in Lombardia, hanno prodotto un video intervistando docenti e Assessori nonché ponendosi domande tra di loro, che fa il punto sui risultati ottenuti, sugli sforzi e le cose da migliorare. E con alcuni stralci dal contributo termina il racconto di School01: «Abbiamo registrato […] una crescita totale, complessiva della nostra istituzione, nei singoli e come comunità scolastica […]coinvolgendo tutti gli alunni dell’Istituto dal primo all’ultimo. […] Avvicinare non solo gli studenti a una metodologia didattica […] anche gli adulti sono stati affascinati e catturati dall’idea di una scuolamuseo aperta al territorio e che coinvolge […] il quartiere nella sua interezza» (Fanny Greco, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo via Fabiola). «Quest’anno è cambiato l’atteggiamento delle persone che ruotano attorno alla scuola. È vissuta in modo più interessato. […] La libertà espressiva poi trasla anche nelle altre discipline. […] Le cose crescono man mano che si fanno ed è questo che rende tutti noi più nobili» (Rosa Calminici, Vicaria Istituto Comprensivo via Fabiola). «È diventato di più di una specie di scuola, è diventato il nostro ambiente» (Arianna, studentessa Scuola Media De André).

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    Progetto Magnà

    L’#ospiteDAB di questo mese è Assunta D’Urzo, fotografa, creativa, operatrice didattica che dal 2013 conduce laboratori artistici presso la Casa dei Cristallini, (associazione che lavora per arginare la dispersione scolastica nel Rione Sanità di Napoli) e curatrice del progetto Magnà. Ho conosciuto questo progetto grazie alla segnalazione del direttore del Museo Bora di Trieste. Con sorpresa mi sono confrontata con un progetto composito e ardito. Partito da una sfida raccolta in un quartiere napoletano povero di risorse, nutritosi di collaborazioni (pro)positive e sbocciato anche grazie all’impegno etico di alcuni imprenditori locali che lo hanno sostenuto a vario titolo. Una realtà tangibile che può, e vuole, ancora crescere che ha trasformato in  packaging i lavori realizzati durante i laboratori di disegno! Una bella storia, che fa passare attraverso mani fanciulle e matite colorate fili di speranze personali  e frammenti di emancipazione sociale. Potete seguire Magnà su Facebook e su Instagram.
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      Il Museo etnografico di Buie

      Sono davvero felice di ospitare Tanja Suflaj respondabile del Museo etnografico di Buie in Istria (Croazia). Ho avuto il piacere di conoscerla durante un convegno e di scambiare opinioni, esperienze, aneddoti. Specializzata in Archeologia subacquea, ci accomuna la stessa Laurea (la sua conseguita a Trieste) e la passione per la didattica. Dopo aver lavorato a vari scavi archeologici in Istria, dal 2013 Tanja lavora presso l’Università popolare aperta di Buie gestendo il piccolo Museo etnografico, occupandosi di vari campi che vanno dalla didattica museale, all’interpretazione, ai progetti museali. Ci racconta, in maniera semplice e diretta,  il progetto che ha portato bambini e bambine a 90 metri sotto il livello del mare!  
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