Le regole del gioco

Dedico questa rubrica a tutti quei genitori che, pur portandosi dietro i propri limiti, credono che sia importante, per la crescita dei figli, una dimensione emotiva oltre che materiale. La dedico a chi ha voglia di scoprire o recuperare pensieri e percorsi lasciandosi condurre dall’entusiasmo dei bambini (siano essi figli, vicini, nipoti, cugini, amici) che detengono il dono della meraviglia. Vi racconterò quello che secondo me è importante quando decidete di dedicarvi ad attività manuali – creative – esplorative con i bambini. Cominciamo parlando delle regole del gioco.
Il motivo di successo di qualunque attività fatta con e per i bambini – sia essa una festa, un laboratorio, una passeggiata, un gioco – è la chiarezza con cui comunichiamo il nostro obiettivo e il rispetto incondizionato delle regole. I bambini lo sanno bene, fate caso alla precisione con cui si rivolgono a noi quando ci chiedono qualcosa o a come ci richiamano all’ordine se durante il gioco non teniamo fede a quello che ci hanno spiegato all’inizio. Generalmente le regole dell’adulto sono percepite dai bambini come limitazioni alla loro libertà, mentre si dovrebbe trasmettere l’idea che rappresentano l’opportunità per ottenere il massimo rendimento e divertimento! Quando mi sono trovata a dettare le regole mi sono accorta che funzionano se sono poche e coinvolgenti; e se le enuncio in maniera chiara e onesta. Imparando, a mie spese, che il bambino non soffre di amnesie momentanee come noi ma che per lui il gioco è un’esperienza vitale.                                                                                                                                    Ma sapete cosa mi succedeva quando i miei bambini mi chiedevano “Vieni a giocare?” Io rispondevo che avevo da fare oppure di cominciare che poi sarei arrivata, oppure giocavo con loro, ma molto distrattamente, interrompendo continuamente per fare cose più importanti. Mi rendevo conto, tuttavia, che qualcosa non funzionava: io ero infastidita, loro capricciosi e il momento vissuto insieme non era soddisfacente per nessuno. Allora mi sono fermata a riflettere e mi sono chiesta:  “Quante volte mi sono dedicata anima e corpo ai loro giochi? Sono sempre stata onesta con le loro richieste? Le rispetto? Le accetto?”                                                          Allora con grande fatica ho provato a: 1. Interrompere completamente le mie faccende – 2. Spegnere il cellulare, la tv, i fornelli, il computer… – 3. Posizionarmi alla loro altezza (sedendomi , inginocchiandomi , o sdraiandomi a terra). - 4. Ascoltare con attenzione in cosa consiste il gioco - 5. Sospendere il mio giudizio di adulto – 6. Lasciarmi andare! Riflettendo mi sono detta che è la stessa attenzione, concentrazione e dedizione che io pretendo da loro quando devono imparare cose da grandi (per esempio a leggere, scrivere, lavarsi i denti, e via andare). Invertendo i ruoli, noi possiamo imparare a giocare da loro, come loro e con loro. Ho avuto modo di considerare che se chiedo di essere ascoltata, devo a mia volta ascoltare. Se chiedo che siano attenti a quello che dico devo a mia volta dimostrarmi attenta a ciò che dicono loro. Se voglio che si fidino di me devo fidarmi di loro. Non è stato facile conciliare i miei umori, gli impegni quotidiani, lavorativi o casalinghi, eppure ho voluto sperimentare una metodologia diversa.                                                                                                                                  Sostenendo le loro idee ci siamo avventurati tra foreste pericolose, su vascelli pirata, nello spazio facendo una gran confusione; ho lasciato che mi misurassero la febbre con una matita per prendersi cura di me, che mi accompagnassero in un ottimo ristorante cucinando per me, che mi riportassero a scuola rispondendo all’appello! Mi sono divertita ad assecondare la loro immaginazione anche a scapito di qualche faccenda impellente o necessaria. Sapete a cosa mi ha portato questo sforzo organizzativo? Ad un miglioramento personale e familiare sorprendente, in cui ora, ogni volta che giochiamo, consolidiamo una relazione positiva e sana. Fa bene a loro perché li rasserena, li porta ad esprimersi emotivamente, li aiuta ad accettare le nostre assenze e i nostri impegni. Fa bene a noi perché un momento allegro di tregua dallo stress quotidiano, perché impariamo a conoscere le loro gioie e le loro paure, costruiamo un dialogo che ci porteremo lontano nel tempo. Anche noi adulti abbiamo un compito a casa: imparare a giocare con i nostri bambini ma…con le loro regole non con le nostre!