Musei più vicini: progettare con cura

Questa estate ho trascorso in Toscana giornate intense e stimolanti, impegnata in incontri sul tema Arte&Natura e Progettare al Museo.  Per la progettazione due i Musei del senese coinvolti:  il Museo Etnografico del Bosco e della Mezzadria e il Museo del Paesaggio di Castelnuovo B.ga., differenti per aree geografiche, allestimenti e mission. Dopo un discorso generale e comunitario ci siamo concentrati sulle specifiche del singolo museo, ma anche un pò su noi stesse. Rincorrendo memorie, divertendoci a cambiare il punto di osservazione, ascoltando e raccontando storie. Vi descrivo dove sono stata, le attività proposte e le considerazioni emerse. Qui tutte le foto.


Il dichiarato e il non detto
Vi colloco il resoconto entro due cardini. Il primo è la domanda che ha principiato il dibattito al Festival del Giornalismo culturale a #Fano: ‘Con l’evoluzione tecnologica che consente, e lo farà sempre di più e meglio, di viaggiare in stando seduti comodamente a casa perché dovremmo muoverci spendendo soldi e tempo per visitare cose di cui è possibile fruire anche in remoto?’ E non è una domanda oziosa, perché rispondere che ‘vedere dal vivo o mediati da uno schermo non è la stessa cosa ’ non basta più.
Il secondo è una riflessione promossa da Musei-it secondo cui la semplice presenza o frequentazione di Mostre e Musei non implica necessariamente che noi, uscendo dalla visita, abbiamo imparato qualcosa. In mezzo a queste premesse, c’è l’esperienza di un gruppo di operatori che hanno speso del tempo per interrogarsi e dialogare su questi ed altri temi.
L’obiettivo dichiarato per i nostri incontri era quello di lavorare sulla didattica con particolare focus sui bambini: approfondire alcune questioni chiave e simulare progetti attuabili nei luoghi citati. Eppure un altro obiettivo, non dichiarato in sede di patto formativo, è emerso spontaneo durante la fase preliminare ai lavori: creare un gruppo di lavoro affiatato. Dalla fase di introduzione, in cui ciascuno ha espresso le proprie aspettative, è emersa chiara la necessità di affinare la collaborazione tra le persone presenti all’aggiornamento, le stesse a vario titolo impegnate nei musei senesi. Una bella sfida! Ecco come l’abbiamo affrontata.

Il primo incontro: come destrutturare un percorso
Il primo incontro si è svolto al Museo etnografico del Bosco e della Mezzadria di Orgia. Nasce nel 1993 ed è collocato all’interno di un fienile, con allestimento disposto su due piani. All’esterno un albero secolare introduce all’aia contadina, disposta sul retro dell’edificio. Il Museo indaga il rapporto tra tradizioni contadine, il bosco e i mestieri ad esso connessi. Sono presenti reperti di uso domestico , attrezzi per il lavoro nei campi, strumenti per il disboscamento, pagine di registri, foto, pannelli e la ricostruzione in scala di una carbonaia.
Durante il pomeriggio abbiamo analizzato il contesto, lavorato individualmente su alcuni temi, circoscritto obiettivi. Prima di cominciare il lavoro, un gruppo di bambini ha allietato con la loro presenza il Museo. Ho avuto modo di osservare in diretta una parte dell’offerta didattica e la visita guidata. Salutati i bambini e dopo qualche considerazione preliminare, abbiamo cominciato a giocare. Ci siamo provate con le mani, toccando e sporcandoci con il carbone. Abbiamo ascoltato memorie sonore, mischiandole alle nostre e sondato sensazioni. Le attività hanno avuto come oggetto: 1) didascalie e nomenclature– cosa conosciamo cosa ignoriamo; 2) reperti– analisi e individuazione degli elementi determinanti per ciascun partecipante; 3) narrazione– selezione e descrizione emotiva di un reperto a scelta; 4) Resa grafica di una sola immagine rappresentante l’intero mondo museo; 5) Analisi spazi espositivi e focus sulle criticità dell’allestimento.
Gradualmente abbiamo destrutturato il percorso didattico per degustarlo, viverlo e provare a ripensarlo.

Il secondo incontro: come far dialogare le risorse in campo
L’ultimo incontro si è svolto al Museo del Paesaggio di Castelnuovo B.ga. Il Museo è ospitato in un ex mattatoio ottocentesco e sorge nel Chianti, in prossimità delle Crete Senesi. Si occupa di indagare il rapporto Uomo e Ambiente. L’allestimento è prevalentemente formato da pannelli, ricostruzioni grafiche, filmati documentari, e la sezione archeologica presente fino a qualche anno fa è stata spostata in altro Museo del Chianti. Oggi il Museo è in attesa di riammodernamento.
Consegnate le opinioni sedimentate dell’incontro precedente, dopo esserci soffermate su differenze e similitudini, il lavoro di gruppo si è direzionato sulla progettazione di due laboratori didattici, con temi proposti dai partecipanti stessi. Ma prima di arrivare al workshop finale abbiamo visionato delle schede didattiche, di accompagnamento al percorso per famiglie, di alcuni Musei internazionali e loro proposte didattiche. Infine analizzato tipologie didattiche con approccio ludico da poter mettere in atto. La Divisione in gruppi e produzione di progetti è stato un momento creativo e impegnativo. La valutazione dei punti di forza e di debolezza dei progetti ci ha portato ad una revisione globale, in cui la ‘sottrazione’ è stato la rettifica più richiesta. Abbiamo concluso con l’autovalutazione del proprio ruolo e del proprio apporto di competenze e abilità.

La cura
La cura resta l’elemento distintivo di qualunque buon lavoro. Le formule magiche non esistono, le attività preconfezionate servono per inquadrare sistemi, le best practice per direzionare gli sforzi. Ma l’unico modo di rendere funzionale e degno di memoria un percorso didattico è il peso che decidiamo di attribuirgli. A seguire occorre comprendere la realtà e il contesto in cui siamo chiamati ad agire; capire a chi volgiamo rivolgerci, avere chiari gli obiettivi che volgiamo perseguire, scelti in (r)accordo con le altre professionalità del Museo; conoscere gli strumenti di cui disponiamo e che supporto possono darci in termini quantitativi e qualitativi; valutare le risorse che abbiamo a disposizione.
È come quando chiediamo qualcosa ai bambin*: se la nostra richiesta è circoscritta, chiara e coerente con il messaggio che inviamo e con l’approccio adottato, la loro risposta sarà aderente alle nostre aspettative. Più siamo confusi nel prospettare scenari o approssimativi nelle affermazioni, più probabilità ci sono di non pervenire, o farlo parzialmente, ai risultati immaginati. Questo è valido anche per la progettazione didattica dei Musei. Più tempo spenderemo nell’analisi di tutti i fattori di cui siamo a conoscenza, maggiori saranno le possibilità che una nostra attività incontri l’interesse della comunità nella quale la stiamo proponendo e raggiunga gli obiettivi che ci siamo prefissi.
Di progetti di didattica museale esistono moltissimi e pregevoli esempi. Seguendo dibattiti, o semplicemente gli eventi pubblicizzati, di Musei nazionali ed internazionali è possibile farsi un’idea della varietà e vastità di attività proposte; degli orientamenti, delle mode, delle ricerche attive. La preoccupazione dunque non è il proporre attività inusuali o mirabolanti. La didattica al Museo non è un evento o un laboratorio isolato, ma un percorso formativo costante, che parte dal passato per accompagnarci nel futuro. Un processo,ad ampio raggio, che interessa molte sfere: sociali, storiche, emotive, relazionali, identitarie. Dovrebbe interessarci progettare ogni fase con la massima premura. Perché più sarà accurato il nostro lavoro, più riusciremo a ‘prenderci cura’ di chi potrà parteciparvi. Ma anche a questo ci si educa.